L’ambiente, che circonda l’uomo, offre continuamente argomenti ed
esperienze.
I colori, i suoni, i
movimenti, la luminosità e il colore della fiamma alletta i bambini;
questi, crescendo, ampliano ed affinano le loro esperienze spinti in
un primo tempo dalla curiosità e poi dalla soddisfazione per aver
realizzato le proprie idee e per aver potuto conoscere le cause che
con i loro effetti li avevano stimolati.
La
tendenza alla ricerca esiste, fin dalla nascita. Cinquant’anni
fa quando il progresso tecnico non era sviluppato come adesso, si
cercava di migliorare il proprio tenore di vita, di perfezionare la
propria arte e d’ottenere con mezzi a disposizione e, in regime
economico, una qualità migliore dei propri manufatti rendendoli
concorrenziali con i prodotti industriali.
I
radioamatori erano allora anch’essi degli artigiani; si
costruivano da sè, a parte i tubi elettronici e le batterie, le loro
apparecchiature che, seppure mastodontiche e di scarsa estetica,
funzionavano a meraviglia. Il 1 Maggio 1924 l’ing. Ernesto Montù
(Alessandria 3-1-1883 - S. Margherita Ligure 15-5-81), fondatore
dell’A.R.I. (Associazione Radiotecnica Italiana) presidente onorario
dal 1964, era alla terza edizione del suo libro "Come funziona, come
si costruisce una stazione per la radiotrasmissione e ricezione per
dilettanti"; definiva la sua opera "alla portata dei dilettanti che
vogliono saper combinare da sé.
Tale volume fu tradotto in
varie lingue poiché questo libro era un valido aiuto nel campo
pratico, accessibile al radiodilettante che sperimenta e costruisce".
Nel dopoguerra le industrie avevano affinato i processi tecnologici,
frutto questo d’applicazioni e di ricerche durante il secondo
conflitto mondiale.
Il passaggio dal far da sè e
dall’ingegnarsi alla fabbricazione in serie di macchine ed apparati fu
rapido; questo fenomeno fu incrementato anche dall’enorme quantità di
apparecchiature, di prodotti della più svariata specie che portarono
molti all’acquisto a prezzi irrisori di quei materiali che prima
facevano da sè, sollecitati dalla necessità di produrre di più in
tempi ridotti. Si pensi che nel campo della radiotecnica gli
apparecchi radioriceventi e trasmittenti erano venduti a prezzo di
ferro vecchio ai mercati del surplus.
L’uomo è
sempre più condizionato dal dinamismo della vita moderna;
sembrerebbe quasi che la sua mente seguisse delle regole imposte senza
aver la possibilità di formulare le proprie idee. Però ognuno di noi
ha tendenze ad essere trasportato con la fantasia in un mondo tutto
proprio, pieno di sentimenti, di soddisfazione e di desideri, quasi
come in un rifugio a riparo delle controversie che quotidianamente la
vita ci para davanti. In quei momenti si tenta di tener lontani dalla
nostra mente tutto questo: si cerca il rilassamento nella
chiacchierata al bar, nell’ascoltare musica, nel dipingere, nel
leggere, nel compenetrarsi nella natura e nell’assistere ad una
partita di calcio o di altra gara sportiva anche se si torna a casa
con la voce afona e rauca.
E
necessario crearsi un hobby per avere la soddisfazione di poter
attuare le tendenze naturali da cui la vita quotidiana troppo spesso
distoglie.
Il nostro amore per la radio è
stato definito giustamente un hobby molto particolare ed atipico che,
inviluppando i nostri pensieri, dà quella soddisfazione che libera la
mente da tutto quello che la opprime e come uno strano fluido, porta
pian piano a creare i progetti e poi realizzarli: questo comportamento
del radioamatore accomuna inconsciamente tutti per costituire quel
Servizio inteso sia come scuola di radiocomunicazioni e di
radiotecnica sia utile alla comunità qualora si richieda il loro
intervento.
Si può
affermare che questa tendenza sia innata e fino ad un momento
determinato, tenuta nascosta da qualche agente dell’ambiente
che ci circonda, come una predisposizione naturale latente che insorge
al manifestarsi di un fenomeno che impressiona; può anche essere
frutto di una ricerca continua e volontaria allo scopo di arricchire
le proprie conoscenze sempre però stimolata da una predisposizione
naturale.
Lo
Stanford Research Institute ha cercato di classificare con sei
punti le varie personalità dei radioamatori motivandole in base alle
loro esperienze umane.
1
Curiosità e desiderio di sperimentare qualcosa fatto da sè - stimolo
nella ricerca e nella realizzazione dei progetti - due stadi
importanti che oggi tendono ad essere offuscati dagli oscuri echi del
progresso e della pubblicità - un contrasto tra il groviglio dei fili
dello sperimentatore e i lucenti apparati in mostra nelle vetrine, tra
l’autocostruzione e i transceivers ed antenne che il mercato offre.
2 Desiderio dl
apprendere, sia in privato, sia In attività di gruppo - è questo un
aspetto derivante dal primo punto.
Lo stimolo per nuove
conoscenze, a sperimentare nuove tecniche e a spingersi verso nuove
frontiere fa sì che il principiante dalla scatola di montaggio del
radiomicrofono riesca ad insinuarsi nel campo delle microonde. Sta di
fatto che, quando il mercato del surplus offriva a poche lire negli
anni cinquanta l’apparato " B dell’R 19 " (stazione radio
ricetrasmettitori usata durante e dopo l’ultimo conflitto mondiale)
con il tubo CV6 molti radioamatori si erano costruiti dei
ricestrasmittenti autoeccitati nella banda dei 144 Mhz. Più
recentemente nel campo dei 10 Ghz, si costruiscono con i dispositivi
antifurto + Gunnplexer degli efficienti apparati completi a prezzi
abbastanza ragionevoli, con i quali possono studiare la bizzarra
propagazione di tali onde sia sul mare sia su terra ferma.
3 desiderio di
rendersi utile alla comunita’ stabilendo collegamenti di emergenza in
caso di pubbliche calamità.
Si ribadisce uno dei concetti
del Servizio di Amatore: Quello di essere di pubblico interesse.
L’apporto dato dai radioamatori è una efficiente conferma a questa
motivazione di personalità; questi saranno in gran numero presenti sia
come Operatori attivi di pronto intervento sia come operatori di
riserva da impiegarsi localmente o nelle sedi delle prefetture
distaccati presso Enti provinciali e Comunali quali elementi di
collegamento.
Dell’A.R.l.,
membri del Corpo Emergenza Radioamatori, hanno depositato
presso le rispettive prefetture il loro nominativo e il loro recapito
mettendosi cosi a disposizione quali volontari addestrati per le
telecomunicazioni.
4
Desiderio di stabilire rapporti d’amicizia con altre persone, con
stranieri, con individui appartenenti ad altre aree culturali -
se si considera che l’uomo e’ nato per vivere in società, tale
motivazione non avrebbe bisogno di commenti. I rapporti interpersonali
sviluppati mediante i collegamenti radio tendono a migliorare le
relazioni nazionali ed internazionali. Molti Stati hanno riconosciuto
i vantaggi che tale servizio può produrre dichiarandolo "Servizio di
Preminente Interesse Nazionale".
5 a) La
soddisfazione della personalità e senso di orgoglio che
derivano dal collegarsi a grandi distanze o anche soltanto
dall’ascoltare stazioni rare, ovvero
b) dell’essere citati per la
qualità delle prestazioni dei propri apparecchi o per l’esemplare modo
di impiegarli.
Nel primo caso si può
affermare che fin dalla nascita della terra l’uomo si è impegnato a
stabilire nuove relazioni a distanza sempre più grande.
Tutto questo è in funzione
della propagazione e della differenza di tempo tra fusi orari; il
radioamatore con pazienza e tenacia, rubando ore al sonno, aspetta per
mesi e mesi l’occasione di comunicare con il paese raro o di
ascoltarlo. L’avvenimento suscita soddisfazione e allo stesso tempo
nasce in lui un senso si orgoglio; egli si sente come una persona che
raggiunge con fatica una meta prefissata o come uno scienziato quando
si rende conto di aver realizzato dopo anni di studio e ricerca
qualcosa di nuovo e di utile. Però è evidente che quel senso di
soddisfazione viene annullato quando il risultato è ottenuto
trascurando un bene comune: la libertà. Purtroppo l’egoismo ha il
sopravvento sull’altruismo: nel momento in cui si sente un
corrispondente di un paese raro - difficile a collegare per difficoltà
d’ordine topografico, di tempo e di propagazione - si dà più potenza
al trasmettitore senza pensare che altri sono nelle sue stesse
condizioni. Ci sarà soddisfazione vedere arrivare le QSL di conferma
sapendo di aver barato nella gara?
Nel secondo caso l’esser
citati perché i propri apparecchi hanno buone prestazioni o pretendere
di essere considerati superoperatori non può dare soddisfazioni alcuna
poiché le apparecchiature sono state acquistate e non autocostruite
sborsando una non esigua quantità di denaro per avere la marca
migliore - secondo loro la super -. Tutto ciò contrasta enormemente
sia con i punti precedenti sia con la definizione di Servizio
d’Amatore. Anche se al momento dell’acquisto questi individui hanno
un’effimera soddisfazione un falso orgoglio, dopo qualche anno o anche
meno per mantenere il primato sono costretti a sostituire quei
decantati apparecchi con altri o più sofisticati o più di << moda >>.
Per quanto riguarda il modo di operare la propria stazione addirittura
non si può parlare né di soddisfazione né d’orgoglio. Un operatore
diviene provetto – mai superoperatore – se è tutt’uno con la propria
macchina: ne conosce i segreti, ne rispetta le caratteristiche e non
cerca di ottenere da questa cosa impossibile. Il motto di un buon
radioamatore è di arrivare lontano con la minore potenza possibile; in
tal caso egli s’ingegna affinché quella piccola potenza sia irradiata
quasi totalmente nell’etere perfezionando i sistemi d’antenne e le
loro linee d’alimentazione.
6
Soddisfazione, anche di carattere estetico, nel progettare é
costruire cose sono, di norma, riservate a ristrette categorie dl
iniziati - Se riprendiamo la definizione <<il Radiantismo permette a
chi ama le radiocomunicazioni di istruirsi tramite gli altri
radioamatori>>, se si considera che questi danno e ricevono sempre in
vista di un miglioramento e di un contributo al progresso scientifico
questa motivazione non è da ritenersi applicabile alla nostra
categoria, anche se purtroppo esistono persone che si ritengono
superiori per aver progettato o costruito cose che si vogliono tenere
strettamente per se.
Si cade così
in un assurdo poiché il radioamatore è altruista: "la sua abilità, le
sue conoscenze e la sua stazione sono sempre a disposizione del Paese
e della comunità".